Mar 092014
 

Università on line, Università telematica, Università a distanza… Tutti termini che indicano che il futuro della formazione accademica (e non solo) ormai è già qui. Naturalmente, questo è un processo in divenire che non ha ancora raggiunto la sua maturazione e che, molto probabilmente, non la raggiungerà ancora per anni. Ciononostante, la direzione verso queste nuove forme di diffusione  della conoscenza è ormai presa ed è solo questione di anni prima che diventi una tendenza e una realtà consolidata.


Come dicevamo, è un processo in fase di continuo sviluppo e cambiamento e, pertanto, non deve stupire che, oltre alle innovazioni tecnologiche che sono un po’ il motore trainante di  questo approccio, si affianchino, di tanto in tanto, anche innovazioni che tendono a ridefinire il paradigma della formazione universitaria da più punti di vista. Per esempio, fino a questo momento, era possibile iscriversi all’università solamente previo pagamento della quota di iscrizione e delle relative tasse annuali; oggi, però, assistiamo alla nascita e allo sviluppo di nuove forme di pagamento che non prevedono necessariamente  l’uso di denaro contante, bensì l’uso di quella che potremmo definire “moneta virtuale”.

Ma andiamo con ordine: a novembre dello scorso anno, il Times  pubblica una notizia secondo la quale l’università di Nicosia ha iniziato ad accettare pagamenti effettuati anche con Bitcoin. Andando a verificare sul sito dell’Università, ci si rende subito conto  che la notizia non solo è vera,  ma riguarda anche le università e le istituzioni che sono “affiliate” all’Università di Nicosia, come la St. George’s University of London, comprendendo con questo anche la possibilità di coprire le spese per attività come l’Erasmus.

Bitcoin e Università

Bitcoin e Università

Ma che cosa sono i Bitcoin? Beh, senza addentrarci in spiegazioni troppo tecniche  e detta in termini semplici, il Bitcoin è una moneta virtuale  che può essere  “coniata” per mezzo di un software open source in grado di gestire le transazioni. In definitiva, questa moneta altro non è che un insieme di file criptati che viaggiano su una rete peer-to-peer, un sistema del tutto simile a quello che gli utenti usano  per scaricare copie “non propriamente originali” di canzoni, film, videogame etc… . Per ottenere Bitcoin il processo è più o meno questo: la rete centrale crea e distribuisce moneta virtuale in modo del tutto casuale a tutti gli utenti che hanno installato il software sul proprio computer; per ottenere moneta, questi computer devono risolvere un problema crittografico estremamente complesso, per il quale  è necessario un altissimo numero di tentativi prima di essere risolto. Queste operazioni vengono gestite in automatico dal software; il computer che per primo risolve il problema invia un avviso a tutti gli altri e, in questo modo, ottiene un blocco di Bitcoin.

La moneta virtuale così ottenuta potrà poi essere depositata in portafogli virtuali e utilizzata in seguito per fare acquisti on-line al pari della moneta normale ma, ovviamente, solo in negozi e istruzioni che la accettano. Se consideriamo che all’inizio dell’anno un Bitcoin valeva circa 620 €, il conto è presto fatto e il risparmio risulta, chiaramente, evidente.

Ovviamente, parliamo di un tipo di moneta  ancora molto giovane  e per questo il suo valore potrebbe variare in maniera significativa ancora per diverso tempo. Inoltre, la sua diffusione non è ancora su scala così vasta da poterne verificare il corretto e sicuro funzionamento per usi quotidiani; ciononostante,  il fatto che esista questo tipo di soluzione alternativa alla moneta “tradizionale” altro non è che il chiaro sintomo che i tempi stanno cambiando e, probabilmente, non dovranno passare ancora molti anni prima che anche le università inizino ad accettare questa forma di pagamento per coprire le tasse per lo studio. Se, in futuro, questa moneta dovesse rivelarsi una alternativa sicura e più sostenibile alla moneta che utilizziamo oggi, questo potrebbe rappresentare un ulteriore passo  verso una progressiva democratizzazione della conoscenza.